Mostra Positivo e Negativo

Mostra Positivo e Negativo
La mostra Positivo e Negativo affronta il tema dell’equilibrio tra costruito e vuoto, punto di partenza della ricerca progettuale dello studio. L’intento è spostare l’attenzione dall’opera costruita, per portare il visitatore a interrogarsi sul ruolo del vuoto in architettura, sull’importanza di definirlo consapevolmente e di trasformarlo in elemento guida del processo progettuale.
Dati

La prima sala accoglie “Architettura in dodici atti” di Federico Babina. Le opere interpretano l’architettura attraverso una visione artistica che evidenzia il dualismo tra pieno e vuoto, tra la rigorosa composizione del costruito e la morbidezza delle linee del paesaggio non costruito. Il suo linguaggio, fatto di ritmo, segno e colore, restituisce una lettura inedita e personale del lavoro di MAB, costruendo un vero e proprio vocabolario visivo che attraversa e connette le diverse opere.

Il vuoto esprime la capacità di catalizzare i flussi, di essere scena per l’azione umana, spazio intangibile delle relazioni, della rappresentazione e dell’identificazione. Partire dal vuoto significa porre al centro le persone, significa riconoscere il ruolo etico e sociale dell’architettura e la sua capacità di promuovere l’inclusione e contrastare le disuguaglianze. La sua forza di connettere o dividere, accogliere o respingere, di rappresentare un sistema di valori e influenzare un’intera società lo rende un dispositivo strategico per il benessere urbano.

Nella seconda sala il percorso espositivo si sviluppa attraverso una selezione di opere dello studio che mostrano come la progettazione del vuoto rappresenti il fulcro del processo creativo: dare forma allo spazio intangibile dei flussi, dei percorsi, delle relazioni visive e fisiche di chi abiterà il luogo, mettendo al centro la persona e la collettività. I modelli dei progetti in bianco e nero, realizzati per la mostra, attraverso il contrasto cromatico indagano il rapporto tra vuoto e pieno, mettendone in risalto la dimensione spaziale.
Su una parete sono presentati tre progetti che a scala diversa mostrano il ruolo centrale del vuoto nella definizione di un dialogo tra esterno e interno (Patronage Laique), nello strutturare un sistema di spazi per la collettività ( Centro Parrocchiale e Casa Canonica di Reggiolo), o nel definire un sistema paesaggistico capace di integrare il nuovo e l’esistente (Abitare a Milano – via Gallarate).



Sulla parete verso il cortile il discorso sul vuoto prosegue su un piano più astratto, attraverso una selezione di sei progetti che spaziano dalla scala urbana a quella dell’edificio, mostrando la tensione tra vuoto e pieno e le diverse declinazioni dello spazio vuoto nei progetti.
Al centro, plastici, disegni e pubblicazioni raccontano i progetti presentati sulle due pareti, mostrando come, da un pensiero astratto, il progetto si concretizzi in luoghi fisici, spazi pubblici ed edifici.
Tra i modelli dei progetti vengono presentati, per la prima volta, il plastico di MID e di UpTown.


Sullo sfondo, una parete specchiante, metafora dello spazio vuoto, luogo abitato da tutte e tutti noi che vi siamo riflessi, si interroga sul tema della mostra “Cosa significa progettare il vuoto?”





